Mentre il tycoon canta vittoria, i governi mondiali esprimono sgomento e preparano le contromisure. L’Europa mette nel mirino la tecnologia Usa
I governi della stragrande maggioranza delle nazioni del pianeta hanno espresso sgomento per l’accensione delle polveri di quella che presto potrebbe trasformarsi in una guerra dei dazi planetaria per mano del presidente americano Donald Trump. Che però su X ieri ha cantato vittoria.
I dazi di Trump: “il paziente sarà più forte”
Sul suo social Truth, il Tycoon ha scritto che “La prognosi è che il paziente sarà più forte, più grande e migliore”. Ovviamente il malato in questione sarebbe l’America che a detta dell’inquilino della Casa Bianca sarebbe stata dissanguata per decenni dalle politiche economiche errare delle precedenti amministrazioni, troppo accondiscendenti con gli esportatori stranieri. “L’operazione è completata! – ha scritto Trump – Il paziente è sopravvissuto e si sta riprendendo. La prognosi è che il paziente sarà molto più forte, più grande, più bravo e più resiliente di quanto non sia mai stato”. Quindi, la chiosa inevitabile: “Rendiamo l’America di nuovo grande”.
I dazi di Trump: l’Europa mette nel mirino la tecnologia Usa
Anche l’Europa si mobilita. Per il presidente francese Emmanuel Macron, l’aumento dei dazi doganali annunciato dal suo omologo americano rappresenta “uno shock per il commercio internazionale”, e non solo per l’Unione Europea o la Francia. Di fronte all’offensiva doganale senza precedenti del presidente americano, Emmanuel Macron non ha usato mezzi termini. Ha denunciato “misure di estrema gravità per l’economia europea”, derivanti da una “decisione brutale e infondata”. All’Eliseo, introducendo un incontro con i rappresentanti delle industrie colpite dai dazi doganali americani, Macron ha sottolineato che l’elenco dei dazi è “preoccupante”, citando in particolare le “tariffe esorbitanti” applicate ad alcuni territori d’oltremare.
L’inquilino dell’Eliseo ha dunque affermato che con Washington è necessario “parlare il linguaggio della fermezza”. In tale ottica, “Gli investimenti futuri, quelli annunciati nelle ultime settimane, dovrebbero essere sospesi per un po’ di tempo, finché la situazione con gli Stati Uniti non sarà chiarita”, ha detto Macron, suggerendo misure contro il settore tecnologico statunitense “da cui gli Stati Uniti traggono enormi benefici dall’Europa”. “Nulla è escluso. Tutti gli elementi sono sul tavolo”, ha aggiunto.
I dazi di Trump e il Piano di battaglia della Francia
Il Capo dello Stato ha quindi delineato il piano di battaglia che la Francia intende mettere in campo di concerto con i suoi partner europei. “La prima risposta ci sarà a metà aprile e riguarderà le tasse già decise, in particolare su acciaio e alluminio”, ha affermato Macron. “La seconda risposta, più massiccia, quella ai dazi annunciati mercoledì, sarà data a fine mese, dopo uno studio preciso, settore per settore, e un lavoro con tutti gli Stati membri e i settori economici”, ha aggiunto il presidente francese.
“Rendiamo l’America di nuovo ricca”, ovvero lo slogan che ha accompagnato gli annunci di Donald Trump mercoledì sera, è stato ben lungi dal convincere il Presidente della Repubblica. “Una cosa è certa: con le decisioni di stasera, l’economia americana e gli americani, siano essi aziende o cittadini, usciranno più deboli di ieri e più poveri”, ha argomentato Macron.
Durissime le reazioni da Berlino, Madrid e Londra
Molto dure le reazioni anche da Berlino, Madrid e Londra. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha dichiarato che la mossa del Tycoon è “fondamentalmente sbagliata”, compromettendo il libero scambio a livello globale. Secondo Scholz, “tutti i paesi soffriranno di queste decisioni sconsiderate”. Il cancelliere ha inoltre definito l’offensiva tariffaria a stelle e strisce come “un attacco a un sistema commerciale che ha creato prosperità in tutto il mondo, di per sé un risultato americano”.
Le parole del Governo tedesco
Utilizzando un linguaggio simile, il ministro dell’economia tedesco Robert Habeck ha definito quelli di Trump gli “aumenti tariffari più destabilizzanti degli ultimi 90 anni”. Habeck definisce potenzialmente “drammatici” gli effetti delle decisioni del presidente degli Stati Uniti. Habeck ha tracciato un parallelo tra l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e i dazi americani, non escludendo l’idea di una tassa europea sulla “tecnologia” americana in risposta, pur invitando alla cautela per non alimentare l’inflazione in Europa.
“Tutto è sul tavolo” per rispondere a Washington, ha assicurato. Ma dobbiamo “stare attenti a non rendere più cari i prodotti di cui abbiamo bisogno e che non possiamo compensare con quelli provenienti da altri Paesi”, ha sottolineato. Per i consumatori americani, queste misure non rappresentano il “giorno della liberazione”, come ha dichiarato il presidente Trump, bensì il “giorno dell’inflazione” ha detto ancora Habeck.
I dazi di Trump per la Spagna sono un attacco unilaterale, mentre il governo inglese prepara la risposta
Da parte sua, invece, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha dichiarato che l’aumento dei dazi doganali statunitensi è stato un “attacco unilaterale” di Trump. A detta di Sanchez “questa misura consiste nel tornare “al protezionismo del XIX secolo, che, a mio parere, non è un modo intelligente per affrontare le sfide del XXI secolo”. In un discorso forte e provocatorio tenuto giovedì mattina a Madrid, Sánchez ha affermato che l’amministrazione statunitense non fa distinzioni tra amici e nemici ma “Va contro tutti e tutto”.
Sulla stessa linea il premier britannico Keir Starmer per il quale “È chiaro che i dazi di Trump avranno un impatto economico” ma “il governo risponderà con calma e sangue freddo”. Incontrando alcuni tra i maggiori imprenditori britannici a Downing Street Starmer ha affermato che “Nessuno vince in una guerra commerciale”, che “non è nel nostro interesse nazionale”.
I dazi di Trump e la premier Meloni che invita alla “cautela”
La premier italiana Giorgia Meloni invita alla cautela. “La scelta degli Stati Uniti di imporre nuovi dazi è una scelta sbagliata – ha detto Meloni al Tg1 -. Penso che non favorisca né l’economia americana né quella europea, ma ritendo anche che non vada alimentato l’allarmismo che sto sentendo in queste ore. Il mercato Usa vale il 10% delle nostre esportazioni, noi non smetteremo di esportare negli Stati Uniti, abbiamo un altro problema che dobbiamo risolvere. Ma non è la catastrofe che alcuni stanno raccontando”.
La premier Meloni ha aggiunto che “Stiamo facendo e dobbiamo fare uno studio sull’impatto reale che settore per settore ha questa scelta” dei dazi americani. “Ci confronteremo la settimana prossima con i rappresentanti delle categorie produttive per confrontare anche con le stime che hanno loro, cercare le soluzioni migliori” ha spiegato la premier.
“Bisogna ovviamente condividere le nostre proposte con i partner europei”, ha detto ancora Giorgia Meloni. Qui sì ci sono scelte che possono essere diverse. Ad esempio, io non sono convinta che la scelta migliore sia quella di rispondere a dazi con altri dazi, perché l’impatto potrebbe essere maggiore sulla nostra economia rispetto a quello che accade fuori dai nostri confini. E bisogna aprire una discussione franca, nel merito, con gli americani con l’obiettivo dal mio punto di vista di arrivare a rimuovere i dazi, non a moltiplicarli”.
I dazi di Trump: tutti scontenti tranne la Russia
Fatto sta che i paesi colpiti dall’offensiva commerciale a stelle e strisce (180 su 195) hanno quasi tutti promesso che, in un modo o nell’altro, attueranno una reazione alla mossa di Washington. Fa eccezione la Russia il cui inviato economico speciale, Kirill Dmitriev, recatosi a Washington per incontrare i rappresentanti dell’amministrazione Trump, ha accolto con favore la proclamazione dei nuovi dazi, affermando che tale decisione “crea il precedente per una crescita autosufficiente e una creazione di posti di lavoro sostenibili” negli Stati Uniti.
I dazi di Trump “clementi” con la Russia, la giustificazione di Leavitt
La Russia è una delle poche eccezioni nella lunga lista di paesi colpiti dai dazi doganali imposti da Donald Trump. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha giustificato tale decisione citando le sanzioni statunitensi che “impediscono già qualsiasi commercio significativo” con Mosca. Ma gli Stati Uniti commerciano ancora significativamente con Mosca: nel 2024 gli scambi commerciali tra i due Paesi ammontavano a circa 3,5 miliardi di dollari.
Canada apripista dell’offensiva contro i dazi di Trump
Apripista nella “controffensiva” all’attacco commerciale globale americano è stato ieri il Canada. Ottawa risponderà, infatti, alle tariffe “ingiustificate e ingiustificabili” imposte dagli Stati Uniti con una tassa del 25% sui veicoli statunitensi, come ha affermato il premier Mark Carney anche se, nel fatidico discorso di mercoledì nel giardino delle rose della Casa Bianca The Donald abbia lasciato fuori dalla lista delle nuove tasse tanto il Canada che il Messico. Nonostante la proroga, tuttavia, gli Stati Uniti avevano precedentemente imposto gabelle del 25% su acciaio, alluminio e veicoli canadesi. “Le azioni del presidente avranno ripercussioni qui in Canada e in tutto il mondo”, ha affermato Carney in una conferenza stampa.
Canada alla ricerca di relazioni “libere ed eque”
Il primo ministro ha citato le recenti conversazioni con la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, nonché con leader e funzionari commerciali europei, nel contesto di un più ampio tentativo di spostare le relazioni commerciali dagli Stati Uniti alla ricerca di relazioni commerciali “libere ed eque”. “Se gli Stati Uniti non vogliono rappresentare il paese guida” dell’economia dell’area americano, “lo farà il Canada”, ha affermato, delineando nuove misure di soccorso per i settori colpiti dalle imminenti perdite di posti di lavoro, tra cui l’utilizzo del denaro generato dalle tasse per sostenere lavoratori e aziende. “In questo nuovo mondo, dobbiamo badare a noi stessi. Poiché siamo canadesi, ci prenderemo sempre cura l’uno dell’altro”.
I dazi di Trump agitano anche il Giappone
Da Ottawa a Tokyo dove i dazi del 24% annunciati da Washington sui prodotti giapponesi “possono essere descritti come una crisi nazionale e il governo sta facendo del suo meglio con tutte le parti interessate”, come ha affermato questa mattina il primo ministro Shigeru Ishiba, il cui paese dipende fortemente dalle esportazioni verso gli Stati Uniti. La Borsa di Tokyo, in sintonia con i mercati asiatici, ha accentuato le sue perdite, scendendo di oltre il 3% sui mercati.