giovedì, 3 Aprile 2025

SPUNTI PER LA RIPARTENZA

La Fondazione Magna Grecia tira le somme di tre giorni di lavori con Nino Foti, Paolo Mieli, Ivano Spallanzani, Antonino Gullo, Saverio Romano, Paola Bottero e Alessandro Russo


PUOI VEDERE LA SESSIONE INTEGRALE A PARTIRE DAI MINUTI 30:48

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Dopo dieci sessioni tematiche, interviste esclusive, contributi dall’Italia e dall’estero arriva alla conclusione SUDeFUTURI#UNLOCK_IT, II Annual meeting della Fondazione Magna Grecia, dal 9 all’11 dicembre in diretta streaming dal Palazzo dell’Informazione di AdnKronos, in piazza Mastai a Roma. “Per tirare le somme al termine di un programma denso di spunti ed interventi – dice la scrittrice, giornalista e strategist Paola Bottero – e capire anche noi come Fondazione come e da dove ripartire” in collegamento ci sono il professore ordinario di Diritto Penale e direttore del corso di studi in Giurisprudenza dell’Università Luiss, Antonino Gullo, l’ex presidente di Banca di Sassari e di Confartigianato Imprese, Ivano Spallanzani, mentre in studio sono presenti il giornalista e saggista Paolo Mieli e il presidente della Fondazione, Nino Foti, che a conclusione della tre giorni ha lanciato le due proposte di Fondazione Magna Grecia per rilanciare l’Italia: una commissione di esperti per sburocratizzare il Paese e valorizzarne il capitale umano e il ministero del Futuro.   

Mieli: un Parlamento legittimato è meglio di un’eterna emergenza

Paolo Mieli e Nino Foti

Una discussione, moderata dal giornalista e direttore del magazine SUDeFUTURI, Alessandro Russo, che entra subito nel vivo con l’intervento di Mieli, che non sembra preoccupato da un eventuale ritorno alle urne. “Noi paghiamo un prezzo altissimo per avere un governo d’emergenza, fatto da gente raccattata all’improvviso, con un presidente del Consiglio ottimo, ma non indicato neanche indirettamente dal corpo elettorale. Il rischio che vinca la destra c’è, ma pur essendo un elettore di centrosinistra mi piace vivere in un Paese in cui la mia parte politica non requisisce con dei mezzi impropri il diritto a governare. Avere un Parlamento legittimato è meglio che vivere in continua emergenza e lo si sta vedendo”. Anche se, sottolinea, “non è il momento di aprire processi, aspettiamo la fine della guerra”. Di certo, “una nota positiva è venuta da questa tre giorni, in cui sono venute fuori cose concrete e uno spirito diverso”. Spunti da cui partire, sottolinea, perché “’fare sistema’ non è uno slogan, bisogna togliere il freno a mano e innovare il Paese.

Sicuramente il tema è quello proposto dal presidente Nino Foti (Fondazione Magna Grecia ndr) di liberarci dal ‘freno a mano’ e avere uno sguardo più lontano, verso l’innovazione, togliere alla digitalizzazione o green economy il sapore di slogan che ‘coprono niente’. Se potessi dare un suggerimento tratto da quello che ho ascoltato in questi giorni, direi di adottare come primo principio quello di fare sistema, e farlo davvero. Ma non può essere che la maggioranza chieda all’opposizione o a tutti i critici del governo ‘fate sistema’, cioè ‘smettetela di criticare le cose che stiamo facendo’. ‘Fare sistema’ è anzitutto un atteggiamento di chi ha le leve del comando in mano. Chi comanda deve acconciarsi ad ascoltare le critiche e a coglierle in qualche punto, cambiare”. Solo in questo modo, spiega Mieli, “fare sistema diventa qualcosa di stupefacente. Invece, va detto con coraggio, nonostante le esortazioni quotidiane del Capo dello Stato a fare sistema, qui fare sistema è ognuno che dice agli altri ‘fate sistema con me’, cioè ‘acconciatevi a quello che dico io’. Questo non va bene”, rimarca Mieli, che conclude: “la cosa migliore che potremmo avere adesso è una rapida messa in carreggiata di un vero ‘fare sistema’ e in questo senso togliere i freni a mano che ci sono. Ho paura che la riforma della pubblica amministrazione in questo momento sia troppo ambiziosa, però se si riuscisse a fare ben venga”.

Romano: siamo tornati senza dircelo alla prima repubblica

Saverio Romano

Per l’ex ministro e vicepresidente della Fondazione “Siamo tornati senza dircelo alla cosiddetta Prima Repubblica, durante la quale i governi si facevano in Parlamento ed è legittimo e normale perché non è mai stata cambiata la Costituzione. Mi preoccupa di più che si mandi un messaggio, che è di polarizzazione del Paese, e poi si faccia il contrario in Parlamento. Anche per questo, nonostante la pandemia sarei favorevole ad un voto, perché gli italiani non hanno messo in pausa cervello e potestà. Credo però che siamo molto lontani dal voto, non solo per dinamiche interne alle istituzioni, ma anche perché ci sono molti parlamentari – che sono quelli che dovrebbero votare la sfiducia – che sanno già che non torneranno alla Camera o al Senato”. Si dice “preoccupato l’ex ministro, perché “in questo scenario, in cui sono in arrivo importanti risorse che devono essere intercettate e possono contribuire ad opere di sviluppo che altrimenti non si potrebbero fare, temo che il nostro apparato, soprattutto quello del Mezzogiorno, non sia pronto”. Il motivo – sottolinea – è che “abbiamo da tempo rinunciato a qualificare e formare la nostra burocrazia. Nel Mezzogiorno da moltissimi anni non si fanno concorsi, non c’è stato un turn over nella Pa in generale, nel settore esiste un analfabetismo digitale, dunque parliamo di una burocrazia di serie C. Lo Stato centrale mantiene un profilo apprezzabile ma non basta, perché sono state attuate dinamiche di decentramento – fin troppo accentuate – ma la burocrazia delle Regioni non è all’altezza di poter affrontare questa nuova fase per intercettare le risorse e metterle in mano alle imprese”. Dunque, sottolinea Romano, “questo governo, anziché litigare sulle poltrone, si deve impegnare a fare una riforma, o se non è possibile quanto meno una procedura che consenta che questi fondi in arrivo dall’Europa vengano spesi in modo efficace, coinvolgendo anche chi sul territorio possa realmente far diventare questa spesa un investimento, a partire dal mondo delle piccole e medie imprese”.

Spallanzani: piccole e medie imprese chiave per il rilancio

Ivano Spallanzani

Sono la chiave per il rilancio anche per l’ex presidente Banca di Sassari e Confartigianato Imprese, Ivano Spallanzani, che ricorda come l’artigianato sia stata una delle chiavi del rilancio economico nella fase del secondo dopoguerra. “Anche nello Statuto dei lavoratori sono state esentate dagli obblighi le imprese con meno di 15 dipendenti. Si era capito che quella è la spina dorsale del Paese”. Per Spallanzani, “bisogna creare le creare le condizioni, come nel primo dopoguerra, affinché il settore possa rinascere. Allora fu costituita l’Artigiancassa, fu approvata la legge sull’apprendistato, la Cassa mutua artigiani; tutta una serie di agevolazioni che portarono il settore ad avere una grande funzione occupazionale”. Guardando all’immediato futuro, le agevolazioni all’artigianato per Spallanzani potrebbero essere anche una soluzione perché “quando verranno sbloccati i licenziamenti tutte le persone stanno lavorando dove andranno? Continueranno ad essere cassintegrati, saranno disoccupati o andranno a lavorare in nero. Credo che dare agevolazioni affinché queste persone diventino lavoratori autonomi artigiani sia importante, ma questo sarà possibile solo senza il burocratismo che sta bloccando il Paese”. E a detta sua, l’attuale legislazione cui i piccoli imprenditori e artigiani si devono adeguare è come “una bistecca da 2 chili per un bambino di 5 anni”.

Gullo: trovare un equilibrio tra diritti e restrizioni

Antonino Gullo

Per Antonino Gullo, docente di diritto penale e direttore del corso di Giurisprudenza dell’Università Luiss, in un momento così delicato “è necessario trovare un corretto punto di equilibrio fra delle restrizioni ai diritti fondamentali di ciascuno di noi e la protezione di diritti altrettanto fondamentali. Questo è un caso in cui la salute pubblica non appare come qualcosa di evanescente ma tocca beni centrali per i singoli”. Per Gullo però, l’attuale fase può essere anche “occasione per rilanciare il sistema Paese e questo tocca alcuni gangli vitali del nostro sistema giuridico. Questa fase ha chiamato in causa la nostra idea di ‘essere parte’ di una comunità nazionale, ma anche componenti di un orizzonte europeo che deve essere il più possibile coeso nel fronteggiare l’emergenza. Dal punto di vista giuridico la possibilità di rilancio passa attraverso una rivisitazione dei rapporti fra giustizia ed economia, o meglio attraverso una decisa e forte prosecuzione di opere di rinnovamento del nostro sistema di giustizia che in verità il nostro Paese ha avviato negli ultimi anni”. Primo fronte per il docente è l’efficientamento del sistema giudiziario, “perché è un tassello fondamentale per lo sviluppo economico. Ad esempio, basti pensare a quanto fenomeni come la corruzione possano essere di alterazione per il libero mercato. Dal 2012, il nostro Paese ha saputo coinvolgere le imprese nella prevenzione, consapevole che questo ha un riflesso diretto sullo sviluppo economico”. Dunque passi avanti ne sono stati fatti, ma altro rimane da fare su “accesso alla giurisdizione, efficienza che vuol dire tempi della giustizia e qualità che evoca la stabilità delle decisioni”. In prospettiva – aggiunge – le parole chiave sono tre:  organizzazione, professionalizzazione e  digitalizzazione. “Organizzazione – spiega – vuol dire proseguire e diffondere best practice, fare in modo che vi sia uniformità rispetto ai tempi della giustizia nelle diverse parti del Paese. Professionalizzazione vuol dire giudici o pubblici ministeri specializzati. Si potrebbe pensare anche ad incidere sul percorso di formazione: dobbiamo aprire a itinerari fortemente professionalizzati, i nostri studenti devono essere formati per essere operativi da subito nel mondo del lavoro”. Quanto alla digitalizzazione, “può rappresentare uno strumento prezioso per l’utilizzo in ambito giurisdizionale. Si tratta di sfide che dovrebbero essere colte proprio in questo momento”.

Foti: le ricette per sbloccare il paese

Nino Foti

La chiusura è affidata al presidente della Fondazione Magna Grecia, Nino Foti, che lancia due proposte concrete. “Primo, per sbloccare il Paese, più che una riforma della Pa che è qualcosa di complicato nel complesso sistema in cui ci troviamo, serve una commissione speciale che possa consentire la sburocratizzazione del Paese. La nostra proposta è che non sia una commissione di legislatori, ma di competenti del diritto, che possano togliere quello che è di impaccio al sistema, insieme ad un investimento importante sul capitale umano in tutti i segmenti della nostra società, investimenti nella ricerca scientifica, energia e infrastrutture, nella cultura, che devono precedere anche i progetti materiali. In Italia, prima si crea la struttura poi si cercano le persone. Ma prima vanno scelte le persone che poi a loro volta gestiscono gli investimenti”. Seconda proposta, “un ‘ministero del futuro’, che attualmente esiste solo in Svezia, che con le persone adatte possa  cercare di dare una mano al nostro Paese”. Un’idea he accoglie subito l’approvazione di Mieli che rilancia “per avere senso deve avere sede in un piccolo centro del Sud del Paese”.

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